Ed è così che alle otto di mattina un’infamante accusa colpisce Elsa e la sua cagnolina Fuffy.
Mentre varcava il portone del condominio la signora T. la ferma e con un tono accusatorio incolpa Fuffy di inzozzare il cortiletto adibito a spazio comune per far giocare i bambini (con i suoi bisogni) ed Elsa di essere una zozzona! La sigora A. (di cani fornita) che conosce Elsa da sempre assistendo per caso alla discussione difende Elsa e Fuffy ma la vicina è agguerrita, intende denunciare il malfatto alla prossima riunione e minaccia ritorsioni varie se dovesse riaccadere.
L’accusa infamante lascia Elsa senza parole, ma con risolutezza invita la signora A. a prendere un tè e passato lo shock della calunnia comincia a ragionare!
Se non è stata Fuffy e neanche il barboncino della sig. A. chi ha inzozzato il cortile? Come riabilitare il buon nome di Fuffy con prove schiaccianti?
Valutano gli indizi: 1) Il luogo del crimine è uno spazio delimitato da un muretto alto 2) Il corpo del reato era bello grande
Come in un giallo efferato, Elsa che si sente un pochino Jessica B. Fletcher, dopo varie ipotesi tendenti a scagionare i cani giunge alla conclusione che il colpevole deve essere necessariamente un gatto!
Solo un felino può scavalcare di notte quel muro, e di gatti è pieno il vicinato. C’è Tommy, la gatta Minù, il gattone rosso al di là della strada e tanti altri!
La sign. A. solleva la questine delle dimensioni del reperto (considerata l’ipotesi dei gatti) il colpevole deve essere un gatto molto grosso. A questo punto Elsa decidere di consultare l’esperta gattofila del condominio che come testimone della difesa non di parte (considerato che i suoi gatti potevano essere a loro volta accusati del reato), dando prova di grande valore etico afferma che: “La stazza dell’espulsione non determina la dimensione dell’espulsore”. L’esperta si offre di mettere a disposizione la lettiera dei suoi gatti come prove a confutazione. Ma i residui di Fuffy non sono reperibili, in quanto Elsa con paletta e sacchettino provvede a ripulire subito e quindi non paragonabili.
A questo punto bisogna portare concretezza al caso ed Elsa decide di mettere in un angolo del cortiletto una lettiera per il nottambulo anonimo senza gabinetto. La signora T. fu invitata da Elsa per il tè e le fu comunicata la decisione accettata dall’accusatrice con soddisfazione. Il caso è chiuso, senza un colpevole e con compiacimento generale della sig. A., della vicina gattofila e dell’accusatrice.
Fuffy è stata definitivamente assolta per non aver commesso il reato e grazie alla risolutezza della sua padrona il suo onore è stato riabilitato.
L’appagamento era palpabile sui volti delle condomini di via Kafka, perchè se ci sono delle donne, il “giallo” si tinge di “rosa”.
di Fulvia Marcotti
Napoletana, amante della lettura e della scrittura, anima creativa e solare. Pittrice, designer di oggetti e gioielli. Ironia ed umorismo sono sempre presenti nei suoi scritti. Ha partecipato a numerosi premi di scrittura e poesia, tra gli altri: il Federiciano, il racconto nel cassetto, tre suoi testi sono in concorso al CET Centro Europeo Toscolanodi Mogol.









