Ascensore e palustri compagnie

Il venerdì è sempre un giorno frenetico per Elsa, rientra dal lavoro, fa la spesa e pensa alle lavatrici da fare, alle faccende in casa e all’organizazione del weekend.
Di corsa e tra mille pensieri, accaldata e con il fiatone, entra nel portone e corre verso l’ascensore che sta per chiudersi.
Ad attenderla con un sorrisone c’è l’Ing. Andolfi.
Si prorio lui, ultimo piano, vestito elegantone e tutto profumato.
Andolfi la guarda, le prende le borse e con aria da gentiluomo, (bacia mano e riverenza) comincia a chiaccherare.
Le porte si chiudono e racconta, con enfasi ed eccitzione, che è appena tornato da una vancanza con sua moglie in Amazzonia.
Elsa ascolta interessata.
Fissa un punto sulla sua testa.
Un gigantesco Tipulide (zanzarone), se ne sta comodo al centro del riporto gelatinato di Andolfi.
Forse, le sottili zampette dell’insetto sono rimaste incollate alla testa proprio da quello strato spesso di gel, con orrore, il pensiero che quell’animaletto provenga dall’Amazonia e sia rimasto intrappolato in quel prodotto cosmetico per fissare i capelli, semosolido e traslucido, confondendolo con il pantano della palude melmosa, le fa sentire una scarica di terrore che le scende lungo la schiena.
Elsa non ha particolare paura degli insetti, ma quello proprio la inorridisce.
Saranno state le strane storie di paludi malariche nei racconti della nonna, sarà quello strano modo di volare incerto, insomma….
Pensa al suo vicino che nel suo viaggio avrà di certo pescato a mani nude, dormito in tende e lottato con i caimani, quindi saprà sicuramente prendere il tipulide e mandarlo via.
Si fa coraggio e dice:
“Hai un insetto sulla testa”.
Andolfi si guarda allo specchio.
Urla e si dimena scomposto, poi si spiaccica accanto ad Elsa.
Per fortuna l’ascensore arriva al piano.
Elsa sguscia lentmente fuori.
Guarda la faccia atterrita di Andolfi.
Al sicuro ormai, mentre le porte si chiudono dice al suo vicino:
“Non temere, resterà lì fermo ancora per tanto tempo, se dovesse muoversi chiama aiuto”.
Le porte si chiudono e come in un film di Hitchock, i violini di Bernard Hermann echeggiano nella sua mente e in tutto lo stabile.
Nel condominio di via Kafa il finesettimana non poteva che comincire con un’avventura!
fulvia_marcotti


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