Era una mattina come tante in via Kafka.
Il freddo della notte aveva ricoperto di brina le auto in cortile.
Elsa si veste pesante, imbacucca i bambini ed esce di casa come ogni giorno.
Durante la notte, i tubi della caldaia dei signori Marassi si sono rotti e un fiume d’acqua si è riversato nel cortile, trasformandolo in una pista di pattinaggio a causa delle basse temperature.
All’improvviso, il portone del condominio si spalanca e un furgone di una ditta di traslochi invade il cortile e parcheggia.
Se è vero che le persone si riconoscono dal mobilio non era questo il caso.
Dal furgone furono scaricati mobili ordinari e utili.
Elsa scorge una bella cucina in ciliegio, letti, scatoloni, una parete attrezzata, molti libri, pentolame e suppellettili.
Eccezione fatta per una poltrona di velluto color oro con delle toppe arcobaleno e un frigo azzurro cielo, pieno di calamite e adesivi.
I nuovi vicini tra poco occuperanno l’appartamento del sig. Mario, che in una mattina autunnale di qualche mese prima, fu trovato in cortile disteso da un attacco di cuore mentre spazzava via le foglie dal suo ingresso.
La nuova famigliola è composta da mamma, (pantalone scuro, stivali, giacca pesante, capelli corti e ordinati) papà, (Alto, biondo, abbigliamento curato ma non appariscente) e un ragazzino adolescente in jeans e piumino.
Con i volti rilassati ed entusiasti attendevano sull’uscio di casa gli operai che diligenti portavano i mobili in casa parlando tra loro a voce bassa.
Tutto faceva pensare ad una famiglia usuale fino a quando uno degli operai, scivolando sulla lastra d’acqua ghiacciata non fece cadere un grande lampadario.
Il ragazzino si mise a scivolare sul ghiaccio, urlando “ Evviva, Evviva”.
La mamma rideva scomposta mentre incitava il papà con un: “Dai amore che ce la faiiii” mentre lui, cercando di non cadere, si dimenava nel tentativo di recuperare al volo le gocce di vetro che balzavano in aria.
Elsa in un attimo fu catapultata in una serata di Holiday on ice, dove un biondo Eugeni Plushenko, con un quadruplo Axel, lascia tutti senza fiato fluttuando tra petali di cristallo.
Dal furgone la radio canta “My name is luka I live on the second floor…”.
Una nuova giornata può cominciare in via Kafka dove i nuovi arrivi si sono perfettamente integrati nel condominio ormai notoriamente, già folle di suo.










