E poi ci sono loro, le vicine perfette.
Hanno le case sempre immacolate, i loro animali domestici sono da spot pubblicitario. Sono donne in carriera o casalinghe non disperate.
Elsa le vede uscire la mattina, pettinate da Franck Provost che probabilmente ha dormito da loro per prepararle alla sfilata della vita, truccate, profumate, con tacchi vertiginosi, sempre a dieta. Curate nei minimi dettagli, dallo smalto semipermanente che si intona alla borsa ai vestiti di marca.
E non è tutto, sono perfette anche come mamme di figli impeccabili. Vestiti di marca, voti alti a scuola ed eccellenti negli sport che accanto alle loro mamme sfilano dal cortile verso l’androne del palazzo ed escono dal portone.
Poi ci sono Elsa e suo figlio.
Seduti al bar di via Kafka a bere la coca-cola e a mangiare le patatine fritte, che ungono le mani, ma tanto hanno messo i jeans e si puliscono come non farebbero mai gli impeccabili. I loro capelli sono quasi sempre spettinati a caso e si esce anche con la felpa, perché è comoda.
Il figlio di Elsa corre intorno ai tavolini ed indica le persone che sfilano per strada e lei gli abbassa la manina dicendogli che non è educato, ma poi ridono perché fanno il gioco di associare un colore ad ogni passante, e loro due sono ovviamente rosa come il condominio alle loro spalle. E quando si siede e tira il tavolino verso se stesso facendo rovesciare le lattine, la mamma ed il figlio ineccepibili nella loro imperfezione, chiedono scusa imbarazzati al cameriere, che li sorride, pagano il conto e vanno via.
Nell’attraversare la strada Elsa ha l’impulso di sgridarlo, ma alla fine pensa che forse hanno ragione i bambini. Tutto deve andare incontro loro. Si aspettano di non doversi mai spostare e attendono che sia il mondo a doverli accogliere.
Rientrano in casa imperfetti e felici.










